Fontanarossa

Dopo una strada tortuosa,

in provincia di Genova,

tornanti continui

dove puoi incontrare

a sorpresa daini, volpi e cinghiali

le prime case finalmente appaiono

e ti trovi nel piazzale della Chiesa della Beata vergine Addolorata,

imponete e ricca,

dedicata a San Rocco,

All’inizio non ti affezioni al posto,

vuoi fuggire da questo vuoto,

da questo niente, dalla noia,

ma poi via via negli anni,

apprezzi molte cose semplici,

un saluto, un buongiorno,

un’esperienza di vita raccontata,

la solita domanda dichiarata,

l’aria che riesci a respirare,

che ti entra direttamente nei polmoni,

fresca e salubre,

la notte stellata,

una piccola cappella celata,

la routine negli anni conservata,

la focaccia da gustare appena comprata.

Tutto intorno racconta di una natura incontaminata, dove l’uomo ha avuto rispetto,

il bosco, le foglie, le nocciole.

Il sole che filtra tra i rami, il fruscio del vento

alberi che cantano.

Il bar e il negozietto unici esempi di contemporaneità.

E poi ci sono le amiche:

Valeria Boccadasse,

Emanuela la Veneta,

Lorella l’americana,

Paola l’organizzata,

Claudia la Barbie,

Graziella la buona,

Paola di Pandino,

Elena di Chiavari,

Roberta di Rozzangeles,

Tornar l’imprenditrice,

Paola il super magistrato,

Tutte insieme a gustare un Mirellino,

un rito annuale sopraffino.

Aria che sa di buono,

di salute, di amicizia,

di leggerezza

dal peso della vita.

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Dedicata a mia figlia Alice che qui è crescita con la nonna e la sua cara Elena, alle mie amiche e ai miei suoceri defunti e seppelliti in una cappella costruita dalla loro famiglia

Roberta Grandi

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