| Ricordo di Anita Gelcich (vedova Giacomo Biggi) |
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| Scritto da Famiglia Biggu | ||
| Giovedì 01 Settembre 2011 00:00 | ||
Nonostante le difficoltà, continuò gli studi e si laureò brillantemente in Lettere iniziando ad insegnare nel Liceo classico di Fiume dove incontrò nostro padre, anch'egli insegnante, che veniva da un paese della Val Trebbia, Fontanarossa.
Fu un grande amore che durò tutta la vita. Dovette lasciare con tutta la famiglia la propria casa e la propria terra quando Fiume fu occupata dall'esercito tifino: la nostalgia l'accompagnò fino all'ultimo. A Imperia dove nascemmo noi 3 figli e a Genova continuò con dedizione l'insegnamento e sostenne nell'insegnamento anche nostro padre, che, per una malattia contratta durante la prigionia, non poteva più leggere. Ricordo le lunghe sere in cui mio padre e mia madre correggevano i compiti e preparavano le lezioni. Lei leggeva per lui. Fu una vita non facile che affrontò sempre con una grande fiducia in Dio e con la preghiera: si alzava presto per andare tutte le mattine alla messa dalle Suore di Maria Ausiliatrice. A Fontanarossa, dove trascorreva con la famiglia le vacanze estive, sedeva ogni giorno nel primo banco della chiesa teneva sempre in mano il Rosario. La fede la sostenne sempre, anche nei momenti più duri, come durante la malattia di nostro padre e durante quest'ultimo periodo della sua vita. Sapeva cogliere gli aspetti positivi in ogni situazione e in ogni persona. Ricordo quante volte ci diceva "Non ti preoccupare, andrà come Dio vorrà, sarà sempre per il tuo bene". Aveva una carica innata di allegria che esprimeva nelle sue suonate al pianoforte, nei giochi con i bambini, nelle passeggiate sui monti, nei rapporti con tutti. Un'allegria che non era in contraddizione con una severa filosofia di vita che poneva il senso del dovere al 1° posto, un dovere mai sentito come un peso ma come un valore dell'esistenza. E' stata per noi figli e per i nipoti una grande maestra di vita e di saggezza. Per tutto questo noi la ricordiamo e ringraziamo il Signore per avercela data. (Articolo tratto dal N° 29 del 01/09/2011 del settimanale “La Trebbia”) |





