Come si viveva a Fontanarossa

Categoria: Fontanarossa di ieri
Pubblicato Lunedì, 02 Giugno 2014 19:17
Scritto da Super User
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In questa pagina vediamo alcuni aspetti della Fontanarossa di ieri :

Le condizioni di vita - Il cibo - Scolari di novanta anni fa

Le condizioni di vita
Le abitazioni : in molte case mancava il camino , il fuoco si accendeva in mezzo ad una stanza chiamata “fugherà" (focolare) , la cucina di oggi , il cui soffitto generalmente consisteva in un graticcio a piccole campate sorrette da travi annerite dal fumo , seccatoio su cui venivano messe le castagne per farle seccare detto “a grè". Le finestre erano piccole , i tetti di paglia o di lastre di ogni spessore , forma e misura (ciappe) , i vetri erano sostituiti da stamegna . Fortunatamente non c'erano grossi problemi di riscaldamento grazie alla possibilità di avere molta legna da ardere.I vestiti : generalmente erano di canapa e cotone o fustagno , rari gli abiti di lana ; d'inverno non pochi calzavano zoccoloni oppure rozze scarpe con molte toppe : in ogni casa c'era sempre qualcuno che si improvvisava ciabattino , ingegnandosi ad adoperare la lesina , a prepararsi lo spago impeciato per le cuciture e gli stecchetti di legno di sambuco secco per le suolature.Non esistevano cappotti o soprabiti. Le donne vestivano con abiti semplici : una ampia sottana (fadetta) , un corpetto (gippa) , un fazzoletto o una sciarpa in testa.Per le solennità o andando alla messa coprivano il capo con qualche bel fazzoletto di lana a tinte vivaci o con il pezzotto dai disegni complicati stampati simile alla mantiglia delle donne spagnole.

Il cibo
Il vecchio mulino di FontanarossaIl pane era nero , cioè vi si lasciava dentro la cosiddetta farinetta o cruschello e vi si aggiungevano farine di legumi (fave e veccia). Nonostante ciò il pane si confezionava due o tre volte l'anno , nelle grandi ricorrenze. Abitualmente , giornalmente o a giorni alterni , secondo il numero dei componenti della famiglia , si preparava una focaccia con un impasto di farina di frumento e di meliga che a tarda sera veniva cotta nel focolare seppellendola sotto i carboni ancora accesi e la cenere , residui della legna bruciata durante il giorno ; dopo qualche ora ne veniva fuori una pagnotta piatta di colore piuttosto scuro , dura e non sempre cotta , impregnata di cenere ; si lasciava appena raffreddare , si puliva con uno strofinaccio e quindi veniva messa sottochiave per non correre il rischio , il giorno dopo , di trovare solo le briciole . L'olio di oliva era raro, normalmente si usava l'olio di noce. I cibi di ogni giorno erano : polenta , minestra (dove abbondavano le patate) , talvolta tagliatelle fatte in casa , in inverno qualche foglia di cavolo , in estate qualche bietola , il tutto condito con latte o un pò di lardo.
Un discorso a parte meritano le castagne : sul finire del secolo scorso Fontanarossa contava , con le frazioni , circa un migliaio di abitanti e la terra non bastava per sfamarli tutti. Allora si dissodarono i pascoli e si fecero piantagioni di castagno ovunque possibile e da allora questo frutto ha sfamato intere generazioni e ha rappresentato l'unica risorsa per tante famiglie. I boschi , anche i più lontani , erano sempre tenuti puliti . Le castagne si raccoglievano nelle “cavagne” , si facevano seccare nelle “gre" , oggi quasi scomparse , che per risparmiare legna e spazio erano generalmente nelle cucine delle case. Una volta seccate si pestavano in piccole quantità per volta dentro robusti sacchetti di canapa dalla forma allungata e insaponati alle estremità , che forti giovani battevano ritmicamente su appositi tronchi di legno opportunamente sagomati , i cosiddetti “tacchi" , fino a staccare la pula dai frutti ; questi venivano accuratamente selezionati dalle donne in lunghe , ma allegre ore di lavoro attento e chiusi in ampi cassoni , i “bancà" , in attesa di consumarli o che i mercanti della pianura venissero ad acquistarli. Con le castagne macinate si faceva una polenta che entrava sovente nel menù settimanale oppure si consumavano secche , cotte in zuppa con il latte.L'appetito , per non dire fame , era una faccenda sempre arretrata. Le uova non si toccavano perché venivano vendute per potere comperare il sale , la carne compariva in tavola due o tre volte l'anno.

Scolari di novant'anni fa
Novant'anni fa si frequentava la scuola fino alla 3.a classe elementare : ottenuto il certificato di proscioglimento l'educazione era completa.
L'edificio scolastico (se così si può chiamarlo) era la vecchia casa detta “delle anime” ; si accedeva alla medesima lungo una prima scala di pietra , protetta da un corrimano di legno consistente in una pertica inchiodata a due paletti. Sul pianerottolo , appena varcata la soglia dell'unica porta di ingresso, una ripida scala di legno di castagno portava al piano superiore dove uno stanzone costituiva l'unica aula scolastica per tutti gli alunni delle tre classi.Panche di legno grezzo , una scolaresca che variava dai 30 ai 40 alunni di ambo i sessi e una sola insegnante. Come in tutte le scuole il corpo degli alunni era formato da intelligenti , meno intelligenti , diligenti , svogliati e da veri somari.
L'abbigliamento era assai misero , non si aveva una divisa : un berretto , una giacca (gipun) , un paio di calzoni di fustagno a mezza gamba magari con rattoppi sulle ginocchia e sul di dietro , scarpe di vacchetta a doppia suola rinforzate con doppio giro di brocchette , sovente tenute in forma da pezze di tomaia prelevate da scarpe fuori uso e cucite a mano con spago impeciato ; le scarpe si lucidavano con la fuliggine del coperchio della stufa (carisene) sputando sulla spazzola ; le calze erano di lana filata in casa.
Le ragazze indossavano un gonnellone lungo fino alle caviglie e d'inverno portavano sulle spalle uno scialletto di lana confezionato all'uncinetto.
In generale il vitto giornaliero era : al mattino prima della scuola una scodella di latte crudo con pane o castagne secche ben cotte ; a mezzogiorno polenta o minestra ; condimenti lardo , latte, formaggio casalingo e talvolta una specie di purè rimescolato pentola con latte con qualche pezzetto di porro (fracassà di patate).
La cartella generalmente era una borsa di fustagno (sacchetta) e conteneva il libro che raccoglieva elementi di aritmetica , geografia e storia , due quadernetti da 10 centesimi , una penna e una cannuccia di latta.