| L'alluvione del 1952 |
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| Written by A.F. |
| Monday, 21 September 2009 21:00 |
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There are no translations available. <!-- /* Font Definitions */ @font-face {font-family:SimSun; panose-1:2 1 6 0 3 1 1 1 1 1; mso-font-alt:宋体; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 680460288 22 0 262145 0;} @font-face {font-family:Verdana; panose-1:2 11 6 4 3 5 4 4 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:swiss; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-1593833729 1073750107 16 0 415 0;} @font-face {font-family:"\@SimSun"; panose-1:2 1 6 0 3 1 1 1 1 1; mso-font-charset:134; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 680460288 22 0 262145 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:none; mso-layout-grid-align:none; text-autospace:none; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:SimSun;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} --> Da circa un quarto di secolo il clima è mutato e le stagioni non raggiungono le punÂte termometriche, minime o massime, che si riscontravano in passato. I meteorologi e gli studiosi di fisica del globo sono perplessi su tali fenomeni; qualÂcuno ritiene che siano determinati dall'oscilÂlazione dell'asse terrestre, che periodicamenÂte, a distanza di cicli ultrasecolari, provoca perturbazioni, altri non trovano spiegazioni attendibili; fatto sta, però, che l'uniformità delle stagioni è evidente ( mai freddo intenÂso, mai caldo eccessivo) ed ha provocato e provoca ancora violente perturbazioni atmosferiche, con alluvioni rovinose, cui a memoÂria d'uomo non se ne ricordano di simili prima degli anni quaranta, almeno nelle noÂstre regioni. Una di queste catastrofi della natura avÂvenne all'inizio dell'autunno 1952 e, certaÂmente, sono ancora ricordati i gravi danni che la furia delle acque provocò in Liguria. Per restare nell'ambito delle località da noi frequentate, l'alluvione provocò gravi ostacoli alla circolazione della strada statale n. 45 per la distruzione di diversi ponti. La strada risultò bloccata a Molassana, a Prato ed in modo veramente grave, a Montebruno, dove la circolazione fu riattivata soltanto per Natale. Fontanarossa allora non aveva molti ospiti e la stagione già avanzata ne aveva ancor più ridotto il numero. Ma qualcuno c'era e, fra questi, la mia famiglia. A Genova le notizie sulla Valle Trebbia e sui suoi collegamenti stradali giungevano frammentarie e confuse: si diceva che non era possibile andare oltre Torriglia (e tale località era raggiunta dopo alcuni trasbordi) e che i paesi interni, fin oltre Ottone, erano tutti isolati. Frattanto trascorrevano i giorni ed urÂgeva il rientro in città della mia famiglia, per l'imminente apertura delle scuole. La situazione fu sbloccata dall'arrivo di un vilÂleggiante da Fontanarossa, il quale attraverÂsando il monte raggiunse Propata, dove era stato appena ripristinato il servizio automoÂbilistico pubblico. Le notizie rassicuranti da lui portatemi e la possibilità di raggiungere Fontanarossa per la via da lui seguita, mi consentirono di partire per Propata e di ragÂgiungere il paese attraversando il Monte Cavalla. Tralascio le peripezie del viaggio in auto, con diversi trasbordi e mi soffermo, invece, sul percorso a piedi da Propata. Le spaccaÂture causate dall'alluvione alla montagna aveÂvano variato le condizioni ambientali e non era quindi possibile percorrere la mulattiera per «le case del Romano». L'unico accesso Vidi finalmente Fontanarossa nel sole che, per primo, sembrava curarle le ferite riceÂvute. Il paese, completamente isolato, viveÂva un periodo allucinante, che ricordava il tempo di guerra. Mancava la luce elettrica, le strade erano impraticabili e nell'unica botÂtega e nella trattoria era tutto razionato. Presso la fontana dell'acqua fresca si era aperto un burrone pauroso e patate ed ortagÂgi, divelti dalle acque galleggiavano nella melma, la cui densa coltre era penetrata persino nella chiesa parrocchiale. Gli effetti del disastro erano particolarÂmente evidenti dalla posizione panoramica della «Crocetta», con una terrificante visioÂne della bassa vallata. La Trebbia scorreva impetuosa con una portata da grande fiume continentale, traÂsportando alberi, masserizie e quanto inconÂtrava nell'inondazione. Nella rapida corsa aveva solo risparmiato il ponte di Rovegno, perché subito sommerso, ma aveva demoÂlito il costruendo ponte per Fontanarossa e in una svolta del fiume, presso Gorreto, aveÂva formato un grande lago che, per alcuni giorni, fece temere la distruzione dell'abitato. Tornammo a Genova da Propata, con altri villeggianti, componendo una carovana di muli carichi di bagagli, attraverso la coÂstiera del Monte Cavalla ed il valico sopra Rondanina.
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